"Cupola di Roma", nell'inchiesta anche molti personaggi del centrosinistra. Il dossier del Prc di Roma nel 2013

Mentre tutti i fari dei mass media nel raccontare l’inchiesta “Mondo di mezzo” vengono puntati su Massimo Carminati, ex terrorista dei Nar e accusato di aver fatto parte della Banda della Magliana, a piazzale Clodio la sensazione è che siamo solo al principio di un sisma destinato a propagarsi coinvolgendo ampie fette di centrosinistra.

Il governo Renzi vuole la privatizzazione dell'acqua: fermiamolo!

Il Governo Renzi sta tentando di raggiungere il risultato cui sinora nessun governo era riuscito ad arrivare: la privatizzazione dell’acqua e dei servizi pubblici locali

Piano Regionale dei Rifiuti. Sgherri:"obbiettivi svuotati e piano che punta alla realizzazione degli inceneritori."

Di Marco Bersani, tratto dal numero di marzo del Granello di sabbia. La crisi sovverte e modifica il quadro geopolitico internazionale, mutando i rapporti di forza a livello internazionale e rimettendo in discussione egemonie storiche, sinora date per indiscutibili.

Preparare la manifestazione del 29

Il Comitato Politico Nazionale di Rifondazione Comunista, convocato il giorno dopo dello sciopero generale della Fiom per valutare la nuova fase che si è aperta con la ripresa del conflitto sociale...

Sentenze MPS: un primo passo nella direzione giusta, ma non ancora sufficienti

Il PRC esprime parziale soddisfazione riguardo alla sentenza con la quale Mussari, Vigni e Baldassarri sono stati giudicati relativamente alla ristrutturazione del derivato Alexandria.

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11.17.2014

Preparare la manifestazione del 29


Il Comitato Politico Nazionale di Rifondazione Comunista, convocato il giorno dopo dello sciopero generale della Fiom per valutare la nuova fase che si è aperta con la ripresa del conflitto sociale, per sottolineare la necessità di organizzare con cura la manifestazione nazionale del 29 novembre organizzata da “l’Altra Europa con Tsipras” e lo sciopero generale del 5 dicembre, si è oggi chiuso senza l’approvazione di alcun documento politico generale. In una situazione che vedeva una cinquantina di assenti, le diverse minoranze, alla fine del dibattito, hanno ritirato i loro 3 documenti per unire i voti e respingere 54 a 50 il documento presentato dalla segreteria nazionale. Siamo quindi nella situazione in cui minoranze che hanno progetti politici opposti si sono unite al solo fine di impedire al Partito di precisare la linea politica già decisa in congresso: siamo passati dal centralismo democratico alle imboscate parlamentari. Detto questo, la linea politica del partito rimane quella decisa a larga maggioranza dal congresso nazionale e ribadita nel documento varato dall’ultima Direzione Nazionale. Non sono state infatti avanzate in Comitato Politico Nazionale altre proposte politiche: quando lo saranno verranno discusse e votate dagli organismi dirigenti, a partire dalla prossima Direzione Nazionale. Confidando che chi ha a cuore l’esistenza del Partito della Rifondazione Comunista eviti di avere pratiche puramente distruttive e prive di proposta politica, invito tutti i compagni e le compagne a lavorare pancia a terra per la buona riuscita della manifestazione nazionale del 29 novembre. 

Hasta la victoria! 

Articolo di: Paolo Ferrero

2.27.2014

La nuova legge elettorale peggiore della precedente

La Costituzione della Repubblica italiana definiva in modo chiaro i ruoli dei vari organi dello Stato. Il Parlamento doveva fare le leggi, trovando convergenze particolari sui singoli provvedimenti. Al governo toccava eseguire (non a caso si chiama “esecutivo”) e solo in casi di provata emergenza poteva emanare decreti-legge, scavalcando il Parlamento. Eppure da vent’anni a questa parte si è avuto un progressivo stravolgimento dei ruoli. I governi (di tutti i colori) hanno iniziato a decidere a suon di decreti, che il parlamento poi doveva solo ratificare. Si è creato il mito della “governabilità” si è preteso di semplificare il quadro politico, cancellando le voci fuori dal coro. E parte essenziale di questo disegno volto a blindare un certo ceto politico, è stata la modifica del sistema elettorale. Le riforme del ’93 (mattarellum) e del 2006 (dal nome significativo di “porcellum”) sono servite a comprimere le diverse opzioni politiche in due blocchi simili, che hanno finto per alcuni anni di essere alternativi fra loro, per poi finire a governare allegramente assieme, in nome e per conto delle banche e dei poteri forti. La legge elettorale del 2006 aveva permesso l’imposizione di questo regime bipolare: 
  1. imponendo ai partiti indipendenti una percentuale minima -per entrare in Parlamento- doppia rispetto ai partiti coalizzati. Cioè un partito fuori dal coro per entrare in Parlamento aveva bisogno del 4%, mentre una forza “allineata” poteva accedere con soltanto il 2% dei voti. 
  2. imponendo la maggioranza assoluta dei seggi alla Camera alla forza che prendeva più voti, anche se sul piano proporzionale era molto lontana dal 50%. Così si escludeva a priori la necessità costituzionale di ricercare una maggioranza sui singoli provvedimenti. 
  3. imponendo liste bloccate di persone scelte dai dirigenti di partito, senza la possibilità per i cittadini di esprimere preferenze o manifestare “distinguo” all’interno dei singoli partiti. 
Dopo sette anni dall’approvazione del “porcellum” finalmente la Corte Costituzionale ha emesso la sentenza di incostituzionalità per i tre motivi sopra elencati. E la risposta delle due principali forze politiche (PD e PDL) quale è stata? Semplicemente reinventarsi una nuova legge elettorale, che RIPROPONE TUTTI E TRE GLI ELEMENTI DI INCOSTITUZIONALITA’, OLTRETUTTO INGIGANTITI. Infatti nel disegno Renzi-Berlusconi : 
  1. Si ripropongono gli sbarramenti “differenziati” fra i partiti fuori dal coro ed i partiti allineati. Semplicemente si raddoppiano le percentuali minime (8% per i partiti indipendenti–4,5% per gli allineati). In più si inventano meccanismi che consentono di entrare in Parlamento anche agli “allineati” che non raggiungono la quota (altro che semplificazione!) 
  2. Si ripropone il premio di maggioranza assoluta per la forza che prende più voti, e se da un lato si stabilisce almeno una quota minima (35 o 37%) per far scattare il premio, dall’altro si estende ad entrambe le camere, blindando la maggioranza. 
  3. Si ripropongono le liste bloccate, senza possibilità di esprimere preferenze, esattamente come nel “porcellum”. 
Sicuramente la nuova legge elettorale –se verrà approvata- sarà oggetto di una bocciatura da parte della Corte Costituzionale, esattamente come la precedente. Ma con i tempi biblici di cui hanno bisogno gli organismi giudiziari italiani, nel frattempo la classe dirigente si sarà assicurata un altro decennio di potere senza interferenze...

2.22.2014

Costruiamo la lista dell'altra Europa!

11.30.2013

Francesco Andreini nuovo segretario della Federazione PRC di Siena

Si è appena concluso il IX Congresso della Federazione di Siena. E' uscito come maggioritario dai Congressi territoriali il terzo documento. Votati all'unanimità sia il documento politico di mandato, sia gli organismi dirigenti, sia i delegati al Congresso nazionale e regionale. Facciamo i nostri auguri di buon lavoro al nuovo segretario provinciale FRANCESCO ANDREINI!

10.14.2013

5.06.2013

Paolo Ferrero a Siena


Martedì 7 maggio 2013, presso il Centro Civico di San Miniato, in via Pietro Nenni 8/a (ex Circoscrizione 2) alle ore 21,00 - per l'apertura della campagna elettorale in vista delle elezioni amministrative del 26 e 27 maggio 2013 per il Comune di Siena, ospiteremo Paolo Ferrero, segretario nazionale del Partito della Rifondazione Comunista. In tale occasione saranno presentati anche i candidati della lista di Rifondazione Comunista.

5.04.2013

Costruire l’opposizione al governo Letta-Alfano



La Direzione Nazionale del Partito della Rifondazione Comunista ritiene necessario costruire la più ampia opposizione contro il governo Letta – Alfano e le sue politiche. Il governo Letta-Alfano rappresenta infatti una risposta di destra e restauratrice – sia sul piano economico e sociale che sul piano istituzionale e costituzionale – alla domanda di cambiamento emersa dalle urne. Il governo unisce infatti la prosecuzione delle politiche di austerità decise a livello europeo – che hanno già caratterizzato il governo Monti – e una scelta di manomissione della Costituzione in direzione del Presidenzialismo e del rafforzamento del potere dell’esecutivo. Proponiamo pertanto a tutte le forze sociali, culturali e politiche, che si oppongano da sinistra al governo di unità nazionale di dar vita ad un coordinamento delle opposizioni. Un coordinamento finalizzato a contrastare l’azione di governo nel paese, puntando alla costruzione di un movimento di lotta che metta al centro l’uscita dalle politiche di austerità, il rilancio e l’allargamento della democrazia e il protagonismo degli uomini e delle donne che subiscono gli effetti della crisi e delle politiche neoliberiste. Invitiamo quindi tutte le strutture del partito a dar vita nella giornate dell’11 e 12 maggio una mobilitazione contro il governo Letta-Alfano, le politiche europee e i trattati a partire dal Fiscal Compact, ad articolare sui territori e sui luoghi di lavoro la proposta di coordinamento unitario, dando vita a un confronto con le forze che si oppongono al governo Letta e costruendo iniziative di dibattito e di lotta finalizzate alla costruzione dell’opposizione. La Direzione Nazionale aderisce alla proposta avanzata da Stefano Rodotà di dar vita ad una Contro Convenzione finalizzata alla difesa della Costituzione e allo sviluppo della democrazia partecipativa. La Direzione Nazionale riconferma l’adesione alla manifestazione del 18 maggio convocata dalla Fiom e impegna tutte le strutture del partito ad organizzare assemblee preparatorie e a garantire il massimo di partecipazione. La Direzione Nazionale ritenendo necessario festeggiare la Repubblica e la Costituzione non attraverso una parata militare, ne chiede la soppressione e invita i compagni e le compagne di Rifondazione Comunista ad organizzare per il 2 giugno iniziative di mobilitazione per il diritto alla pace, al lavoro e l’allargamento della democrazia, contro le spesa militari per il ritiro delle missioni dai teatri di guerra. La Direzione Nazionale convoca per il 1 giugno una assemblea nazionale dei segretari di circolo.

Approvato all’unanimità 
PARTITO DELLA RIFONDAZIONE COMUNISTA - DIREZIONE NAZIONALE

3.28.2013

S'è rotto il balocchino...

1.10.2013

Il vero voto utile


In 20 anni di “seconda repubblica” un mantra è stato ripetuto a reti unificate più di ogni altra cosa: il voto utile. In un sistema bipolare come quello imposto in Italia a partire dai primi anni ’90, secondo i dettami che venivano propinati quotidianamente dai media, i cittadini avrebbero potuto influire sulle sorti del Paese soltanto votando uno dei due principali partiti, che si sarebbero dovuti alternare alla guida del governo. Nei fatti questa logica ha destrutturato l’essenza stessa della democrazia rappresentativa, ovvero la pluralità di posizioni politiche e la possibilità di una rappresentanza sociale in Parlamento garantita ad ogni strato della popolazione. Dopo l’esperienza del governo Monti possiamo capire quale era lo scopo di questo mantra e a chi questi voti sono stati effettivamente utili. Infatti per 20 anni sono state condotte politiche utili soltanto alle grandi imprese e alle banche, che hanno prodotto il massacro sociale che oggi è sotto gli occhi di tutti, ma che è stato accettato dagli italiani con la scusa che altrimenti l’altro polo sarebbe subentrato ed avrebbe picchiato ancora più forte, in un contesto di scelte inevitabili. Dopo l’ultimo governo Berlusconi la situazione sembrava aver toccato il fondo del barile, e la popolazione manifestava finalmente la necessità di una svolta a sinistra. Il Partito Democratico, che aveva duramente attaccato l’operato del governo e dipinto il blocco berlusconiano come il male assoluto, avrebbe potuto tranquillamente ottenere una vittoria schiacciante sulla base di un programma veramente progressista. Noi comunisti infatti avevamo avanzato la proposta di un Fronte Democratico per uscire dal disastro prodotto da Berlusconi e dalle sue politiche recessive. Il PD però ha preferito governare per più di un anno con il suo nemico storico e con i centristi di Casini, all’unica condizione di cambiare il Presidente del Consiglio. Così è nato il governo Monti, spacciato per “tecnico” ma in realtà marcatamente politico, e la maggioranza parlamentare ha votato le leggi che hanno portato l’Italia ad una sudditanza incondizionata nei confronti della Germania e dell’Unione Europea, come il Fiscal Compact (che terrà il nostro Paese in recessione per 20 anni), l’introduzione del Pareggio di Bilancio in Costituzione (che che esautora il popolo della sovranità consegnandola ai mercati) e tutti i tagli indiscriminati allo Stato sociale, alla sanità e all’istruzione della Spending Review , passando per l’abolizione dell’art.18 e la controriforma delle pensioni (che obbliga i lavoratori ad andare in pensione molto oltre la soglia dei 60 anni) volute dalla Fornero. In sostanza il governo Monti e chi lo ha appoggiato, con la scusa di “salvare l’Italia”, ha fatto gli interessi delle banche e dei mercati smantellando diritti, servizi e democrazia, ha aggravato la crisi (prodotta dai banchieri e dai grandi industriali) impedendo la crescita, non toccando neanche minimamente i super-stipendi dei parlamentari. Per queste ragioni Rifondazione Comunista (insieme ai Comunisti Italiani, all’Italia dei Valori, ai Verdi ed a molti movimenti della società civile) alle prossime elezioni ha deciso di sostenere la lista “Rivoluzione Civile” di Antonio Ingroia ( un ex magistrato di Palermo da tempo impegnato nella lotta alla Mafia e alla criminalità organizzata, di recente vessato da alcune forze politiche per delle indagini condotte sul rapporto tra lo Stato e Cosa Nostra), una lista di sinistra antiliberista veramente alternativa alle suddette ricette che stanno portando il Paese nel baratro. L’obiettivo è di uscire dalla crisi nell’unico modo possibile: alzare salari e pensioni per ridare potere d’acquisto ai lavoratori. Abolire l’IMU, una tassa ingiusta sulla vita dei cittadini, tagliando i veri sprechi, come gli armamenti (F-35) che costano all’Italia oltre un milione di euro all’anno. Evitare la costruzione di grandi opere inutili, ad esempio la TAV, per la quale è prevista una spesa di miliardi di euro (senza contare i danni ambientali e i disagi per la popolazione locale). Tassare i grandi patrimoni e soprattutto attuare un netto intervento dello Stato in economia per riportare la gestione dei soldi pubblici sotto il controllo dei cittadini. Il panorama attuale vede Berlusconi che critica l’operato del governo che ha sostenuto per un anno. Casini che rivendica le scelte recessive di Monti. Bersani, sostenuto dalla pseudo-sinistra di Vendola, che parla in astratto di lavoratori ma continua a sostenere a spada tratta la riforma Fornero. Grillo che farnetica formule imprecisate, proponendo soluzioni folli come il ritorno alla Lira, mentre guida in maniera dittatoriale un movimento/azienda che ha come unico obiettivo salvaguardare e magari ampliare gli interessi di Casaleggio. La necessità di una vera sinistra che si faccia carico delle istanze delle classi più deboli si fa sentire, e Rivoluzione Civile è l’unica lista attualmente in ballo in grado di sostenere questo compito e far definitivamente uscire l’Italia dalla crisi.

10.19.2012

I 5 eroi cubani


10.12.2012

Siena provincia di Grosseto...




Articolo 114 "La Repubblica è costituita dai Comuni, dalle Province, dalle Città metropolitane, dalle Regioni e dallo Stato. I Comuni, le Province, le Città metropolitane e le Regioni sono enti autonomi con propri statuti, poteri e funzioni secondo i princìpi fissati dalla Costituzione."

Un dibattito aperto ai lavoratori della Provincia ed alla cittadinanza tutta, sui temi caldi in materia di enti locali: 
 - la così detta "UNIONE DEI COMUNI", che non prevede una loro fusione, ma bensì la costituzione di un organismo non eletto dai cittadini, cioè di secondo livello e imposto dall'"alto", che obbliga di fatto i comuni sotto i 5.000 abitanti a rinunciare al loro ruolo di Comune. 
 -il progetto di accorpamento delle province. Un processo condotto in base a criteri puramente numerici, senza alcun rispetto delle specificità territoriali, e che provocherà la dismissione delle società in house, oltre che la riduzione delle agenzie che lavorano per la pubblica amministrazione. I posti di lavoro a rischio sono 100 mila. 

9.07.2012

Afa e voglia di votare


La polemica che sta ravvivando gli ultimi giorni di quest'afa, e che sfiora a tratti una commedia greca, riguarda la presunta necessità per la città di Siena di andare al voto quanto prima; una necessità sostenuta fino ad oggi, pare, dal solo Partito Democratico. Una proposta che comunque ha occupato fin da subito le pagine dei giornali e il dibattito pubblico. come se l’abbandono da parte della maggioranza dell'ultimo Consiglio Provinciale (fatto forse mai accaduto in precedenza), le lotte dei lavoratori senza stipendio, le ditte che non riscuotono le fatture perché la Provincia ed i comuni hanno bloccato i pagamenti (perché da una parte c’è il Patto di Stabilità e dall’altra ci sono i bilanci -comunali e provinciali- condizionati dalle mancate erogazione della Fondazione e quindi privi di margini di manovra) o il futuro assetto istituzionale della Regione fossero questioni marginali, che non meritano discussioni pubbliche, forum o tavole rotonde: sono bazzecole, come diceva il Principe! E poi questi argomenti non fanno notizia o comunque è meglio tenerli nascosti per non "sparigliare" troppo le acque. 
Beh, cari PDini, generalmente le elezioni anticipate s’invocano quando il popolo ha bisogno di essere rappresentato e tutelato nei confronti del potere, ma è difficile che che il vostro fine sia stato questo. Come Partito non amiamo i commissari straordinari (basti vedere la nostra ferma opposizione a Monti), ma quando la politica sviluppa le sue radici nel potere e lo gestisce attraverso nomine e poltrone di aziende con ex sindaci, ex presidenti, ex assessori e questi, invece di essere al servizio del popolo, diventano specchio della finanza, dei titoli e delle manovre, rimangono due sole alternative: o il governo del popolo o i commissari. E siccome per il primo non siamo probabilmente ancora pronti, senza contare che esso contrasterebbe con logge e massoneria, l’unica scelta possibile rimane quella dei Commissari, augurandoci che essi non tradiscano i valori costituzionali. 
 Inoltre, perchè le nuove elezioni non siano solo manovre di palazzo con l’occupazione di poltrone prive di significato e di autorevolezza, la vera necessità non sta nell'anticipare le votazioni, quanto piuttosto nel ricreare una classe politica, rappresentante dei cittadini e non delle lobbie, una classe politica che divenga dirigente non per intrighi da palazzo o perchè sostenuta dalla stampa e dai poteri forti, ma al contrario una classe politica che rappresenti il popolo, priva di privilegi, che non abbia paura del palazzo e soprattutto che abbia in se rispetto, tensione ideale, coerenza, rigore, onestà e passione!

Continua la macelleria sociale

 dal Circolo PRC "G. K. Zhukov" di Poggibonsi

Dopo la riforma delle pensioni, la devastante riforma del mercato del lavoro, l'IMU sulla prima casa, l'aumento dell'IVA, l'aumento delle tasse sulla benzina, eccetera, ora il governo Monti si inventa una nuova devastante manovra che dietro l'innocuo nome di “spending review” cela un mare di tagli indiscriminati allo stato sociale ed ai servizi pubblici essenziali. La sanità e l'istruzione saranno i settori più colpiti assieme agli enti locali, provocando un peggioramento dei servizi ed un serio aumento dei costi per gli utenti. Nel testo definitivo varato dal Consiglio dei Ministri, fra le altre cose colpiscono: -tagli per 7,2 miliardi a regioni (3,2 mld), comuni (2,5 mld) e province (1,5 mld) che renderanno impossibile l'erogazione dei servizi attualmente gestiti e le agevolazioni per i cittadini meno abbienti; -tagli per 5 miliardi alla sanità che significano la chiusura di molti ospedali, la riduzione di decine di migliaia di posti letto, l'aumento dei tempi di attesa (già molto lunghi) per prestazioni specialistiche; -riduzione del 10% dei dipendenti pubblici con la conseguente riduzione degli orari di apertura degli uffici, oltre alla creazione di molte decine di migliaia di nuovi disoccupati. La “spending review” è l'ennesima vergogna prodotta dal governo trasversale dei partiti del grande capitale finanziario (PD, Pdl e UdC) che continua a colpire la grande maggioranza della popolazione senza intaccare le rendite di banchieri e speculatori. Vergogna che stride ancor di più col contemporaneo ulteriore rifinanziamento deciso dal governo delle missioni militari all'estero, del pozzo senza fondo (da 15 miliardi di euro) del progetto dei cacciabombardieri F-35, delle grandi opere inutili che resteranno incompiute, come la TAV in Val di Susa....

Fermiamo la speculazione

dal Circolo PRC "G. K. Zhukov" di Poggibonsi

La speculazione finanziaria non è un fenomeno naturale né inevitabile. E' il prodotto delle politiche assunte dall'Unione Europea, che hanno impedito alla BCE di rifinanziare direttamente gli stati, ma la obbligano, invece, a prestare denaro alle banche private a tassi d'interesse irrisori (sotto l' 1%) e costringono gli Stati a vendere i propri titoli alle stesse banche, che si fanno pagare interessi altissimi (intorno al 6% e oltre). I governi che si sono succeduti in Italia, come in molti altri altri paesi europei, invece di contrastare questo problema, hanno usato la minaccia della speculazione (cioè della mancata vendita dei propri titoli sul mercato e del conseguente default) come una clava per far accettare ai popoli europei controriforme devastanti, utili soltanto ai banchieri ed ai grandi capitalisti, dalla riduzione dei diritti dei lavoratori (e quindi dei salari), alla riduzione del costo delle pensioni, alla distruzione del welfare con la privatizzazione dei servizi. Queste riforme, peggiorano drasticamente il tenore di vita dei popoli, riducono la loro capacità di spesa, e quindi aggravano la crisi dell'economia reale. L'assenza di profitto nei settori produttivi produce nuova speculazione finanziaria, in un circolo vizioso che sta spingendo l'Europa verso il baratro.


RIFONDAZIONE COMUNISTA SI BATTE, INSIEME AGLI ALTRI PARTITI DELLA SINISTRA EUROPEA (dal Front de Gauche a Syriza, dalla Linke a Izquierda Unida) PER ELIMINARE ALLA RADICE IL RICATTO DELLA SPECULAZIONE SUL DEBITO PUBBLICO, TRASFORMANDO LA BCE IN UNA BANCA CENTRALE EFFETTIVA (come la FED negli USA o la Banca Centrale cinese), IN GRADO DI ACQUISIRE DIRETTAMENTE I TITOLI DEGLI STATI SUL MERCATO PRIMARIO AL TASSO UFFICIALE DELLO 0,75%.

7.04.2012

Vertice UE:solo le banche escono vittoriose




Dichiarazione congiunta di Pierre Laurent, segretario nazionale del Partito comunista francese (Francia) e presidente del partito della Sinistra Europea, Paolo Ferrero, segretario nazionale di Rifondazione comunista, Alexis Tsipras, presidente di Syriza (Grecia) e vice presidente del partito della Sinistra Europea, Cayo Lara, portavoce di Izquierda Unida (Spagna), Jose-Luis Centella, segretario generale del PCE (Spagna), Katja Kipping & Bernd Riexinger,co-presidenti di Die Linke (Germania): 

 «I capi di Stato dei nostri paesi di ritorno dal vertice UE hanno dichiarato a gran voce che hanno strappato delle vittorie per i popoli, delle flessioni da parte della Cancelliera Merkel, di Mario Draghi o di Jean-Claude Junker. Avrebbero per la 19^ volta dall'inizio della crisi, "salvato l'Europa". Francois Hollande ha dichiarato persino che l’Europa si è “riorientata” nella giusta direzione. Questa è pubblicità ingannevole. Il patto di bilancio (fiscal compact) resta intatto. Non c’è stata alcuna "rinegoziazione" e la componente di crescita promossa da Francois Hollande non ha alcun valore legale. Diretto o indiretto, finanziato dal Mes (Meccanismo europeo di stabilità) o no, il così detto "aiuto finanziario" sarà ancora una volta pagato interamente dai cittadini europei, attraverso tagli di bilancio e attacchi ai diritti dei lavoratori. Tutte le disposizioni adottate in nome della solidarietà con l'Italia e la Spagna sono solo misure di socializzazione delle perdite. Ciò significherà anche una perdita della sovranità dei popoli e il declino della democrazia parlamentare. La verità è che i negoziati nell'Ue liberale sono a 27 ma a vincere sono sempre le banche. Facciamo appello a tutti gli uomini e le donne di sinistra, a tutti gli eletti che siedono nei parlamenti affinchè si mobilitino per impedire la ratifica di questo patto fatale nei nostri paesi. Solo una rifondazione dell'Ue può permettere un’uscita dalla crisi. Continueremo a ripeterlo: l'austerità porta la recessione. Non ci può essere crescita in questo quadro. Noi proponiamo un'alternativa: una soluzione europea per il debito pubblico esistente, insostenibile, che proponga la sua decisiva riduzione; cambiare il ruolo e i compiti della Bce, per favorire la creazione di occupazione e la formazione, non gli speculatori; creare una nuova istituzione: una banca pubblica europea, finanziata dalla Bce e dalla tassa sulle transazioni finanziarie, i cui fondi siano utilizzati esclusivamente per promuovere gli investimenti pubblici nei servizi pubblici e sviluppo industriale sostenibile; uniformare al livello più alto i diritti dei lavoratori e tutti i diritti sociali».

5.22.2012

Le elezioni delle C. T. C. sono state annullate!

 Le elezioni delle consulte territoriali, fissate per domenica 27 Maggio sono state annullate. L'ultimo colpo di coda di un Partito Democratico e una coalizione di centrosinistra in disfacimento è stato quello di annullare questa prima prova democratica dopo il terremoto!

5.16.2012

Sulle elezioni delle Consulte Territoriali

Domenica 27 maggio a Siena si voterà per eleggere le cinque Consulte Territoriali dei Cittadini (C.T.C) del Comune di Siena. Con questo voto i cittadini senesi eleggeranno i 13 componenti della propria Consulta Territoriale, i quali eserciteranno il proprio ruolo a titolo totalmente gratuito. Il circolo PRC "Viro Avanzati" di Siena si presenterà in lista con il Circolo "Città Domani" di Sinistra per Siena. 


Di seguito l'elenco dei candidati per ogni Consulta territoriale. 






Come si vota.
Le elezioni si svolgeranno domenica 27 maggio, dalle ore 8 alle ore 21, in dodici seggi costituiti su base territoriale, accorpando quelli utilizzati nelle consuete tornate elettorali. Hanno diritto di voto tutti i residenti nel territorio del Comune di Siena, italiani e stranieri, che abbiano compiuto 18 anni alla data del 22 aprile 2012, giorno della pubblicazione del manifesto di convocazione dei comizi elettorali. Per votare non occorre il certificato elettorale, mentre è necessario esibire al presidente di seggio un documento di riconoscimento valido. Ogni elettore può esprimere il proprio voto tracciando un segno sul contrassegno della lista prescelta. E’ possibile esprimere due preferenze, una delle quali deve riguardare un candidato di genere maschile l'altra un candidato di genere femminile della stessa lista, pena l'annullamento della seconda preferenza.


Dove si vota.



PER SAPERE IN QUALE CONSULTA SEI INSERITA/O

5.08.2012

Elezioni amministrative: una prima lettura dei risultati

 di Gianluigi Pegolo

La recente consultazione elettorale amministrativa non può essere derubricata come semplice passaggio politico, alla stregua di altre analoghe consultazioni che si sono tenute in questi ultimi anni. Le novità politiche che si sono prodotte in questa circostanza, infatti, sono di tale portata da gettare più di una luce sulle dinamiche che attraversano il corpo elettorale del nostro paese. Naturalmente occorre avere l’attenzione di considerare il voto amministrativo per quello che è, tenendo conto cioè delle sue peculiarità. Il primo dato che è stato giustamente messo in rilievo da più esponenti politici e commentatori, è stata la crescita dell’astensionismo, misurabile nell’ordine del 7% circa. Quello che invece è stato messo un po’ in ombra è che il fenomeno presenta differenziazioni sul piano territoriale, essendo più concentrato al nord. Se l’astensionismo riflette una disaffezione alla politica, si può allora sostenere che il centro nord del paese è la parte che oggi è più attraversata da una crisi del senso di appartenenza ai partiti e di sfiducia nelle istituzioni, anche locali. Ciò non significa che al sud, all’opposto, vi sia un più radicato senso delle istituzioni, ma probabilmente che qui la dimensione politico-istituzionale, mediata spesso dal clientelismo e certamente più centrale nella vita sociale, conserva un suo peso maggiore. Non casualmente, il fenomeno Grillo, altra grande novità di queste elezioni, si distribuisce geograficamente in modo pressoché analogo sul piano territoriale, costituendo, almeno per ora, un fenomeno tipicamente centro settentrionale. La sommatoria dei due fenomeni tende ancora di più a differenziare le dinamiche politiche ed elettorali fra le due principali aree del paese. Sul fenomeno Grillo vi sarebbe molto da dire. E’ chiaro che esso è la risultante di un’azione reiterata di delegittimazione del sistema politico veicolata dai mass media, ma la sua estensione fa pensare a qualche cosa di più. Non può sfuggire l'importanza assunta, a tale riguardo, dalla crisi che percorre il paese sul piano sociale, il senso di delusione di massa che essa produce, lo smarrimento e il senso d’impotenza che si diffonde in assenza di una risposta adeguata. Astensionismo e grillismo alterano profondamente gli equilibri politici locali. Non si dispongono a oggi di serie analisi sui flussi elettorali che consentirebbero di validare alcune ipotesi, tuttavia quel che è certo è che questi fenomeni hanno come corrispettivo la crisi di gran parte del quadro politico. Dalle elezioni amministrative esce devastato il centro destra, sia nel caso del PdL, che in quello della Lega. Analizzando in prima battuta i comportamenti elettorali nei 26 comuni capoluoghi di provincia, i risultati sono sorprendenti. Il PdL perde rispetto alle precedenti amministrative qualcosa come più della metà dei suoi consensi in termini percentuali, rispetto alle regionali quasi i due terzi. Una tale disfatta non potrà che avere effetti dirompenti e il voto annuncia la possibilità di una grande ristrutturazione nella destra italiana, specie in considerazione del fatto che il centro, del cui successo molti non avevano dubbi, si attesta sulle percentuali delle scorse amministrative e subisce un ridimensionamento rispetto alle regionali. Tuttavia, non solo Il PdL è scosso da una grave crisi, ma ciò vale anche per la stessa Lega. Il caso Verona, con il successo di Tosi, resta la classica “rondine che non fa primavera”. Il dato aggregato, infatti, evidenzia una crisi fortissima. Il fatto che in termini di peso percentuale la Lega conservi sul piano amministrativo più o meno la forza di cinque anni fa non modifica per nulla questo giudizio, dato che dal 2007 a oggi la sua crescita era stata di tali proporzioni da non giustificare in alcun modo il livello di consensi ottenuto in questa consultazione. Il confronto più significativo e illuminante è, infatti, quello con le regionali. In questo caso si assiste a un vero e proprio crollo. In percentuale la Lega perde qualcosa come i due terzi del suo peso. Naturalmente, sia nel caso del Pdl che della Lega nord, all’origine di questa disfatta stanno vicende che rimandano alla fallimentare esperienza del governo Berlusconi. Nel caso specifico della Lega, poi, si aggiunge la vicenda recente sulla gestione delle risorse che ha inferto un duro colpo alla credibilità di un partito che era uscito malconcio e insoddisfatto dall’esperienza di governo. Le elezioni amministrative, tuttavia, indicano che sui comportamenti degli elettori la crisi agisce e in particolare cresce il rifiuto delle politiche del governo Monti. E, infatti, tutte le forze di governo, seppure in modo molto diverso sono penalizzate. Si è detto del PdL, il cui crollo è rovinoso e della flessione, sebbene non così marcata, del terzo polo, ma anche lo stesso PD non ne esce indenne. E, infatti, a dispetto delle dichiarazioni dei dirigenti di questo partito, il risultato non è tranquillizzante. Il Pd, infatti, subisce una flessione percentuale sia rispetto alle precedenti amministrative, sia rispetto alle ultime regionali. In questo secondo caso la flessione è più consistente giungendo a circa un terzo del peso percentuale. L’elemento che offusca queste dinamiche è il fatto che nonostante questi andamenti, il PD avvantaggiandosi del crollo del centro destra, è in grado di accrescere la propria presenza nelle istituzioni locali, concorrendo con buone possibilità per la conquista della maggioranza delle amministrazioni dei comuni capoluoghi e quindi ribaltando i rapporti di forza a livello locale. Ma si tratta, per l’appunto, dell’effetto di una crisi più marcata degli avversari, che cela comunque una crescente difficoltà - nonostante le smentite – a reggere una collocazione di governo sempre più penalizzante. Di per sé, questo fatto, e cioè la perdita di consensi fra le forze di governo impegnate nel sostegno di scelte dichiaratamente liberiste, non è nello scenario europeo un’anomalia. I casi della Francia e della Grecia sono a tale riguardo indicativi. Il punto è che, a differenza di questi, la dinamica che si produce nel nostro paese non trascina la crescita della sinistra. IdV, SEL, e la stessa FdS, pur presentando risultati più incoraggianti del PD, tuttavia non sfondano. Si può discutere del perché ciò avvenga. E’ chiaro che la scarsa mobilitazione sociale non ha favorito l’affermarsi di posizioni alternative, né i tempi e le modalità della crisi sono eguali a quelli di altri paesi, come nel caso della Grecia. Il PD, inoltre, non presenta ancora uno stato di crisi così accentuato come il PasoK. In ogni caso il vento del cambiamento che aveva attraversato la scorsa competizione amministrativa non si è esaurito. I casi di Palermo e di Genova, con il successo di Orlando e Doria, ci parlano di una domanda di alternatività e discontinuità che è presente nell’elettorato progressista. In questo contesto un ragionamento va fatto anche sulla FdS. Il risultato globale è di tenuta, attestandosi sui livelli raggiunti negli stessi comuni in occasione delle scorse elezioni regionali e cioè intorno al 2.3 – 2,5%. L’approssimazione è d’obbligo, poiché la FDS in queste elezioni nei comuni capoluogo si è presentata in diversi casi con liste unitarie di sinistra, che peraltro hanno avuto un buon risultato. E’ il caso della Sicilia, dove il risultato ottenuto dalla lista con i Verdi che sosteneva Orlando è stato davvero rilevante, anche se non sufficiente a raggiungere e superare la soglia del 5% necessaria in questa regione per ottenere una rappresentanza. Buoni risultati hanno ottenuto anche altre liste unitarie in Sicilia. In ogni caso, questo risultato, in considerazione del fatto che si ottiene nei comuni e in realtà in cui la FDS di solito non presenta grandi potenziali elettorali, suona come una conferma indiretta di alcuni sondaggi positivi sul voto politico. In queste elezioni nei comuni capoluogo non si sono sperimentate solo liste unitarie di sinistra, ma anche coalizioni alternative al centro sinistra. Queste coalizioni, presenti in otto casi su 26, registrano andamenti diversi. Se nei casi siciliani, oltre che a quello di Asti, i risultati sono più che lusinghieri, lo stesso non si può dire per altre realtà, come a Parma, a Frosinone e in due città pugliesi, Brindisi e Taranto. In tutte queste realtà all’origine della rottura vi sono stati dissensi con il centro sinistra in ordine al perimetro dell’alleanza, per l’intenzione del PD di aprire la coalizione a forze centriste e in taluni casi di destra, ma anche per dissensi di merito sulle scelte politiche compiute nell’ambito amministrativo. I risultati qui sono scarsi e testimoniano di difficoltà nella costruzione di schieramenti alternativi adeguati. In ogni caso sono prevalsi anche in questa tornata elettorale le coalizioni di centro sinistra, il cui andamento riflette, in primo luogo, lo stato di salute della FDS nei vari territori. Buoni risultati si ottengono fra l’altro a Belluno, Gorizia, Rieti, la Spezia, Como, Lucca, L'Aquila, Isernia. Maggiori difficoltà si riscontrano in altre realtà. Le differenze nei comportamenti registrano, alla fin fine, peculiarità locali e i diversi gradi di radicamento delle forze della federazione.



In ricordo di Gabrio Avanzati


Contro le politiche del governo Monti